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Almada Negreiros di Valeria Tocco (Università di Pisa)

 

La modernità polimorfa di Almada Negreiros. A proposito di una mostra.

 

Ser moderno não é fazer a caligrafia moderna, é ser o legítimo descobridor da novidade

[Essere moderno non è usare una calligrafia moderna, è essere il legittimo scopritore della novità]

Almada Negreiros, O Desenho [Il disegno], 1927

 

            Mi è grato essere di nuovo qui a Perugia per introdurre la Mostra Almada Negreiros, artista prismatico che Sara Afonso Ferreira, Luis Gaspar e Mariana Pinto dos Santos avevano organizzato per il Congresso Internazionale Almada Negreiros: un trait d’union tra arti e cuture, svolto all’Università di Pisa nel giugno 2015 (https://almadanegreirospisa2015.wordpress.com/). Nel riproporla qui a Perugia, non abbiamo potuto inserire la sezione multimediale, con le interviste di Almada e la presentazione di alcune opere o intrasportabili o ​​rare come i modelli per il Cine San Carlos di Madrid o il pannello Começar (1969), che avrò modo di citare in questa breve chiacchierata.

 

             Nell'anno del centenario (il 2015, appunto) di «Orpheu», la rivista più iconoclasta sul palco culturale portoghese di inizio secolo, catalizzatrice degli intellettuali e degli artisti più importanti e conosciuti dei primi decenni del XX secolo portoghese, avevamo deciso di focalizzare la nostra attenzione su uno dei protagonisti di quella generazione coraggiosa che la critica, fino a pochi anni fa, aveva lasciato nell'ombra di due personalità considerate più rappresentative dei movimenti letterari di quei gloriosi anni, ovvero Fernando Pessoa e Mario de Sá-Carneiro.

            Ingiustamente negletto rispetto a quelli, è alquanto recente il riposizionamento di Almada Negreiros nel canone del primo e del secondo modernismo portoghese.

            Nato nel 1893 nell’allora colonia africana di São Tomé e Príncipe, presto orfano di madre, Almada frequenta a Lisbona il collegio dei gesuiti e successivamente Belle Arti. Spirito inquieto e polivalente, dopo aver debuttato come disegnatore umorista sulla rivista di Lisbona «A sátira» nel 1911, e aver partecipato al primo Salone degli Umoristi Portoghesi nel 1912, si lega al cosiddetto gruppo di «Orpheu», col quale condivide le esperienze più provocatorie. Poeta, narratore, disegnatore, pittore, ballerino, attore, Almada è l’artista-totale più irriverente degli anni Dieci portoghesi, animatore pure della famosa “serata futurista” del 1917. Fine artista plastico, stringe un fruttuoso sodalizio con il pittore modernista Amadeu de Souza Cardoso (compagno di Modigliani negli anni parigini), attraverso il quale entra in contatto con Robert e Sonia Delaunay, durante il loro soggiorno in Portogallo (1914). Definendosi sempre “disegnatore”, Almada entra a gamba tesa in una modernità che, in Portogallo, era lontana da essere riconosciuta, e vi entra per una via visuale con grande effetto narrativo, e per una via narrativa con grande impatto visivo. Autore di una vasta opera grafica e pittorica, Almada è infatti anche uno dei più innovativi rappresentanti del modernismo letterario. Ci ha lasciato poesie, racconti, testi programmatici e critici, e il romanzo Nome di battaglia (1938). Gran parte della sua produzione è disponibile in italiano, per i tipi della casa editrice Urogallo, qui di Perugia (Prose d’avanguardia, 2014; Nome di battaglia, 2014; Poesie, 2016).

            Al contrario di molti compagni d’avventura, scomparsi tra il 1916 (Mário de Sá-Carneiro) e il 1935 (Fernando Pessoa), Almada percorre il XX secolo fino al 1970, anno in cui muore, nella stessa stanza di ospedale dove una trentina di anni prima era deceduto Pessoa.

            Forse risiedono proprio nella sua longevità le ragioni (più politiche che strettamente estetiche) del suo tardivo riconoscimento nel Portogallo del dopo il 25 aprile. Almada, nel corso della sua vita, interagisce con il regime: accetta numerose commissioni pubbliche e è premiato più volte durante la lunga vita dello Estado Novo di Salazar. Tuttavia, nonostante gli incarichi ufficiali, i rapporti di Almada con l’Estado Novo non furono sempre pacifici. È vero che disegnò francobolli e manifesti per la celebrazione di eventi legati alle attività della dittatura; è vero che realizzò le vetrate per il Padiglione della colonizzazione all’Esposizione del Mondo Portoghese (1940) e accettò altre committenze ufficiali. Ma è anche vero che alcuni dei suoi progetti furono respinti perché non in linea con i precetti o i gusti del regime; che altri (ad esempio, gli affreschi dalla Stazione Marittima di Rocha do Conde d'Obidos) provocarono accese polemiche a causa dei contenuti anti-celebrativi che Almada volle imprimere alla rappresentazione della società portoghese; che rifiutò di partecipare alla prima mostra d'arte moderna ufficiale promossa dalla Segreteria per la propaganda nazionale di (1935); che declinò l'invito di Eugenio D'Ors, Direttore Generale delle Belle Arti nella Spagna franchista, a esporre le sue opere, in una sala propria, al Padiglione Spagnolo alla Biennale di Venezia (1938). In definitiva, come egli stesso più volte dichiara, il posizionamento di Almada fu esplicitamente e programmaticamente apolitico.

            Comunque sia, non bisognerebbe neppure sorprendersi delle eventuali simpatie di un Modernista verso posizioni politiche conservatrici – basta pensare al caso di Ezra Pound, per esempio, o a Pessoa stesso. Ciò che conta è che Almada Negreiros è l'unico superstite della cosiddetta Generazione di «Orpheu» che, dopo aver collaborato con la rivista portavoce del chiamato Secondo modernismo «presença» (1927-40), attraversa anche il periodo surrealista e sperimentale post-guerra del Café Gelo e di Po.Ex. e arriva fino noi. E lungo la strada “feconda” il suolo artistico e letterario portoghese.

            La mostra, organizzata allora e riproposta qui ora, intende seguire i molteplici percorsi artistici di Almada durante la sua fruttuosa carriera, mostrandone i vari aspetti che accompagnano la sua plurima produzione letteraria, ed evidenziandone l'interdisciplinarità intrinseca. Non a caso Almada è stato definito l’artista multimediale avant la lettre.

            Benché la mostra sia composta da riproduzioni in scala delle opere almadiane, è pur vero che viene qui riprodotta per la prima volta la graphic novel Era uma vez, pubblicata sulla rivista «Sempre fixe», nel 1926.

            L'esposizione, strutturata in forma non cronologica, si divide in sezioni che abbordano le varie facce del prisma almadiano: 1. Autoritratti; 2. Il pittore di «Orpheu»; 3. Performance; 4. Narrativa grafica e cinema; 5. Ginnasti, acrobati e Arlecchini; 6. Geometria. La lettura di questi sei nuclei non deve essere eseguita in una linea continua e cronologicamente ordinata, ma in modo “intersezionato” e parallelo – appunto come le facce di un cubo di Rubick che deve continuamente girare per ricostruire la pienezza della figura. Seguendo un metodo, per così dire, strutturalista, si riscontrano, nella successione di immagini proposte, varianti e invarianti che costellano la produzione visiva e letteraria di Almada e ne definiscono il profilo e le “fissazioni”. Riorganizzando le immagini per temi, ci renderemo conto della peculiare declinazione del modernismo di Almada, il quale riesce a modulare in forma originale gli stimoli e le pratiche che gli derivano dalle istanze delle avanguardie internazionali e gli stimoli della modernità autoctone (in particolare l’intersezionismo e il sensazionismo elaborati da Pessoa).

            Humour, erotismo, interruzione delle forme lineari della comunicazione e della rappresentazione, performance, intersezione di piani, interesse per la cinesi, per il cinema, per il concetto di arte totale di importazione marinettiana, mescolati al desiderio di narrazione e di auto-narrazione e alla ricerca di un principio creatore primordiale sono contenuti nella sua produzione visiva e letteraria, nonché nei suoi interventi nella vita pubblica e nei circoli privati ​​di Lisbona fino agli anni Settanta.

            Su umorismo e propensione narrativa del disegno e della pittura, non sarà ozioso evocare le dichiarazioni di Almada circa il ruolo dell'artista a cavallo tra il XIX al XX secolo e circa quello della narrazione grafica nel suo lavoro. Almada risponde in questo modo, nel programma televisivo ZipZip (1969), alla questione sul ruolo dell'umorismo nella vita e nell'arte delle persone (trad. mia):

 

[È] così importante che è stato l’anello di congiunzione tra il XIX e il XX secolo [...] Così importante come questo. Tutti coloro che accompagnarono lo straordinario movimento dell'impressionismo in pittura erano stati disegnatori, umoristi; e poi, soprattutto, cosa erano le caricature a quell’epoca? Non erano per niente caricature personali: erano problemi con didascalia [...] in questo modo si è fatta tutta la propaganda sociale, artistica, culturale, tutto. Veda un po’ lei se è rilevante o meno la parola umorismo.

 

Cioè, per Almada disegno e illustrazione possono essere intesi come il luogo dove si installa la modernità, superando i canoni di rappresentazione del Naturalismo.

            Humour, disegno, comunicazione: ecco tre delle parole chiave della peculiare declinazione del modernismo almadiano. Senza queste tre modalità non si comprendere Almada. E geometria: un altro Leitmotiv della ricerca almadiana nel corso degli anni, che trova la sua sintesi nel pannello Começar (1969), il suo testamento artistico – l’ultima sua opera, che evoca l’inizio: l’inizio del Tutto.

            Sulla geometria di Almada molto è stato scritto. Si trovano già in nuce gli interessi per la dimensione geometrica nei lavori (plastici e narrativi) degli anni Dieci, forse stimolati dalle ricerche in ambito cubista, orfico, astrattista e perfino futurista, che all'epoca animavano la comunità di artisti europei – senza dimenticare la dimensione esoterica che informa molto del primo modernismo portoghese e gli interessi per la geometria non euclidea che questa dimensione porta con sé. Come non ricordare il famoso patto tra Almada e gli amici pittori Santa Rita Pintor e Amadeo de Souza Cardoso, in base al quale i tre giovani modernisti (più legati, allora, al versante avanguardista del modernismo portoghese) si impegnavano a studiare il pannello proto-rinascimentale Ecce Homo dal punto di vista delle proporzioni e dell'armonia costruttiva? E come non ricordare anche le rivelazioni dell’enigmatico “Quadrato blu”, nella novella plastica K4, il quadrato blu (1917)? Perciò, già nel 1916-17, gli stimoli “geometrizzanti” di molta letteratura avevano catturato l'immaginario di Almada, suggerendo una risoluzione alla crisi del sé, che lui stesso sperimentava, nella ricerca e nello studio del canone e degli archetipi. Vale la pena citare, a questo proposito, le sue parole sull’origine di Começar, pronunciate al momento della realizzazione del film (incompiuto) di Ernesto de Sousa, Almada, Nome di battaglia (1969):

 

Qui [in Começar] ci sono le varie figure con le quali ho composto i miei – chiamiamoli – studi, intrapresi dal 1916, che, come si può ben notare (oggi ho 75 anni), hanno riempito la mia vita.

[...]
In primo luogo vi dirò come tutto è iniziato in me. Io a 17-18 anni ho patito le condizioni sociali che chiunque in questo mondo può patire ... le ho patite ... sono stato io a patirle personalmente; così ho dovuto rimboccarmi le maniche, anche per spiegare a me stesso quale fosse la mia necessità. Non sapevo quale fosse il cammino, o quali fossero le mie esigenze, così mi sono messo alla ricerca. E improvvisamente mi ci sono ritrovato dentro, con insistenza: mi sono trovato sulla strada del numero, “Numero-estensione”, come l'ho chiamato, e in molto appropriato, in un primo momento.

(trad. mia)

 

E spiega ancora, durante l’intervista a ZipZip, sempre riguardo a Começar: «l’argomento è qualcosa di francamente geometrico in cui io pittore, io poeta, ho seguito esattamente il consiglio di Platone che è questo: il poeta esce della Repubblica e va incontro agli archetipi».

 

            Leggere i quadri come opere narrative, leggere le opere narrative come quadri, scoprire le formule geometriche che creano e governano il mondo e informano l'arte, percorrere gli itinerari di viaggio tra cinema, teatro, danza e poesia, romanzo, racconto: in breve, affacciarsi ai meandri poliformi di Almada Negreiros – questo è l'obiettivo di questa esposizione.

            E se vorrete detenere lo sguardo con calma sulle opere esposte, potrete sfogliare il catalogo, che le contiene tutte (Almada Negreiros, artista prismatico, Colle Val d’Elsa, Vittoria Iguazù Editora, 2015).

 

 

 

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